Le friulane, ovvero la nuova era (snob) delle pantofole di ELENA BANFI(VanityFair)

Folkloristiche a chi? Le umili babbucce realizzate nelle campagne friulane sono l’ultimo baluardo delle trendsetter più ricercate. Nate da materiali poveri e riciclati, oggi sono riproposte da nuovi brand capaci di recuperare antiche tradizioni per conquistare il mondo


Siamo qui per sfatare un mito. Si dice che se ami i tacchi e hai giurato eterna fedeltà a stiletto o ad altezze mai inferiori ai 7 cm (minimo sindacale per un tacco che si rispetti), non indosserai mai e poi mai ballerine, espadrillas, loafer, slippers, friulane e chi più ne ha più ne metta perché flat, per te, non significa solo rasoterra. Indica anche basso tasso di seduzione. Il rischio è infatti quello di non sentirsi eleganti, tantomeno femminili, qualità che si conquisterebbero (il condizionale è d’obbligo) solo a un certo numero di centimetri da terra.

Ma noi italiani siamo bravissimi a sfatare miti.

Siamo imbattibili quando si parla di trasformare una tradizione in un business. Un oggetto folkloristico in un must have. Una scarpa contadina in una creazione esclusiva e genderless. Nessuno come noi è capace di mantenere saldo il passato, guardano al futuro. Quindi, sì, siamo qui per sfatare un mito: perché se perfino Kate Moss, che di tacchi da sogno è una collezionista, non ha contato nemmeno fino a Two per farsi convincere da Alex Eagle, fondatrice dell’indirizzo radical-chic di culto a Soho, nel cuore di Londra, che quelle Friulane slippers (come le chiamano da quelle parti) di velluto rosso erano fatte per lei, allora è chiaro che l’attenzione deve spostarsi dall’alto di una décolletée al basso di una babbuccia. O meglio, di una friulana.

Kate Moss, avvistata a Londra nel marzo del 2017 con un paio di friulane.

Cosa sono le friulane? Sono il nuovo amore di tutte, appassionate di vette comprese, purché dotate di un’anima snob e di una forte personalità. Perché le friulane non c’entrano niente con tendenze, stagioni, collezioni, griffe. Perché hanno una storia antichissima talmente affascinante da essere senza tempo e da aderire perfettamente a quella filosofia del riciclo-riuso che è diventata un plus irrinunciabile per tutte le nuove trendsetter.

Le friulane o furlane, dette anche scarpets o papusse a Venezia, erano l’alternativa agli zoccoli da lavoro, erano le scarpe della domenica, quelle della sposa nel giorno delle sue nozze sui monti e nelle campagne del Friuli dell’800 (ma forse le loro radici affondano ancora più indietro nel tempo), dove per secoli le donne della famiglia le hanno confezionate utilizzando il poco che avevano a disposizione, per lo più materiali poveri e di scarto (chiamati blecs). La suola era ricavata da vecchi copertoni di biciclette, le imbottiture interne da sacchi di juta usati per trasportare sementi e granaglie, le tomaie erano ritagli di stoffa e scampoli di tessuto.


Ogni zona, se non ogni famiglia, vantava la propria variante, che fosse una cucitura, un ricamo, un decoro, la forma della punta… Ma, per tradizione, tutte le friulane erano scarpe povere. Poi arrivarono a Venezia e qui divennero prima le calzature predilette dai gondolieri della Serenissima, perché la suola antiscivolo permetteva di non rovinare la vernice delle loro preziose imbarcazioni; poi le preferite dai nobili, perché – così vuole la leggenda – erano silenziose e permettevano loro di sgattaiolare, leggeri e inosservati, verso le stanze delle amanti segrete; poi sfoggiate con (finta) nonchalance da dandy e artisti, che andavano a scovare quelle color Nero Tabarro nelle pantofolerie veneziane. Infine fu la volta di George Clooney e della sua sposa Amal Alamuddin: un paio di furlane fu avvistato ai loro piedi durante la luna di miele in laguna.


Sono passati i secoli, la foggia delle friulane è sempre la stessa, l’approccio green identico, la maestria artigianale immutata. Le friulane continuano a essere cucite a mano, a non avere una destra e una sinistra, si conformano al piede che le indossa, si possono portare con il tallone sollevato o abbassato ma restano sempre comodissime. A cambiare nel corso degli anni sono stati i tessuti, che oggi oltre al classico velluto e al lino contano una gamma infinita di materiali deluxe, i migliori velluti e broccati, tessuti ricamati, decorati o anche riciclati ma ottenuti – pezzi esclusivi e unici – utilizzando scampoli vintage scovati nei mercatini o perfino abiti usati, jeans e tappeti portati dai clienti per commissionare le loro friulane su misura.

Quindi, che fine faranno i tacchi? Ovvio, resteranno al loro posto, ma dovranno rassegnarsi a spartirsi la scena con queste babbucce che sono più chic delle espadrillas, più aristocratiche delle ballerine, che appena le provi te ne innamori e non le vorresti lasciare più, con buona pace per stiletto & Co. Perché sono una scelta di stile precisa, sofisticata, understated. Perché stanno bene con ogni outfit, con i jeans, con l’abito da sera e perfino da cerimonia, in spiaggia, in viaggio, in casa (col pigiama di seta).  Perché hanno una storia da raccontare, la stessa che si tramanda dalle donne dell’Alta Carnia agli antichi laboratori del Nord Est ai nuovi brand, che oggi stanno conquistando Millennials, Centennials e varie ed eventuali di tutto il mondo.